jobportalschweiz.ch

Salario in caso di malattia in Svizzera: scale e indennità

Se si ammala

Senza un’assicurazione d’indennità giornaliera, in caso di malattia il datore di lavoro Le paga il salario pieno, ma solo per un tempo limitato: tre settimane nel primo anno di servizio, poi più a lungo secondo la scala del Suo Cantone, fino a sei mesi o 31 settimane nel 25° anno. Di norma il diritto nasce solo dopo tre mesi d’impiego. Se il datore di lavoro ha un’assicurazione d’indennità giornaliera, riceve per lo più l’80 per cento, in compenso fino a 720 o 730 giorni.

Questo è ciò che dice la maggior parte delle guide. Quello che dicono di rado: nemmeno le tabelle ufficiali coincidono. Il portale federale ch.ch indica un massimo di quattro mesi, e i tribunali zurighesi collocano i gradini della scala basilese due anni prima di Basilea stessa. Abbiamo quindi messo a confronto le tabelle degli enti che le applicano davvero e mostriamo, con sentenze zurighesi e del Tribunale federale, dove nella pratica le cose si inceppano: quando l’assicurazione ha una lacuna e quando il certificato medico viene messo in dubbio.

Quale regola vale per Lei?

Dipende da quattro cose, e l’ordine conta. La regola di base si trova nell’articolo 324a del Codice delle obbligazioni: chi senza sua colpa non può lavorare a causa di una malattia riceve il salario per un tempo limitato, «in quanto il rapporto di lavoro sia durato o sia stato stipulato per più di tre mesi». Un contratto collettivo di lavoro (CCL), un contratto normale di lavoro (CNL) o il Suo contratto possono derogare a questa regola, ma solo per scritto e solo se prevedono per Lei un ordinamento «almeno equivalente».

Schema in quattro domande: impiego di tre mesi o meno, ancora nessun diritto; CCL o CNL, vale la sua regola; assicurazione d’indennità giornaliera, di solito 80% fino a 720 o 730 giorni; altrimenti 100% secondo la scala del Cantone
Quale regola vale per il Suo salario in caso di malattia, passo dopo passo. Nostro schema secondo l’art. 324a CO e le risposte della SECO.

Il primo ostacolo sono i tre mesi. L’Ufficio dell’economia e del lavoro di Basilea Città (Amt für Wirtschaft und Arbeit) spiega nel suo promemoria sul salario, pubblicato in tedesco, che di regola il diritto nasce il primo giorno del quarto mese d’impiego. Vale già dal primo giorno di lavoro solo se il Suo contratto è a tempo determinato e deve durare più di tre mesi senza poter essere disdetto prima, oppure se un contratto a tempo indeterminato fin dall’inizio può essere disdetto solo per una scadenza che cade dopo tre mesi. Chi si ammala nelle prime settimane farebbe quindi bene a leggere il contratto: un’assicurazione d’indennità giornaliera o un CCL può pagare anche quando la legge non chiede ancora nulla. Che cos’altro significano i primi mesi lo spieghiamo nel nostro articolo sul periodo di prova.

Dopo i tre mesi decide la prima regola che si applica al Suo caso: prima un CCL o un contratto normale di lavoro, poi un’assicurazione d’indennità giornaliera pattuita per scritto, e solo se non c’è né l’uno né l’altra, la scala del Suo Cantone. Sono queste scale che la maggior parte delle persone cerca.

Le tre scale a confronto

La legge dice soltanto: tre settimane nel primo anno di servizio, «poi, per un tempo adeguatamente più lungo». Quanto sia lungo l’hanno stabilito i tribunali in tabelle, e ne esistono tre. Secondo le risposte della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) sul diritto privato del lavoro, Basilea Città e Basilea Campagna applicano la scala basilese; Berna, Argovia, Obvaldo, San Gallo e la Svizzera romanda la scala bernese; Zurigo e i Grigioni la scala zurighese. Per gli altri Cantoni, Ticino compreso, la SECO non indica alcuna scala. In quel caso conviene chiedere all’autorità di conciliazione o a un servizio di consulenza giuridica del Suo Cantone.

Abbiamo ripreso i valori dagli enti che li applicano: la scala bernese dai tribunali bernesi, la scala basilese dall’Ufficio dell’economia e del lavoro di Basilea, la scala zurighese dai tribunali zurighesi. Le due pagine non esistono in italiano: quella bernese è in tedesco e francese, quella zurighese solo in tedesco.

Anno di servizio Scala bernese Scala zurighese Scala basilese
1° 3 settimane 3 settimane 3 settimane
2° 1 mese 8 settimane 2 mesi
3° 2 mesi 9 settimane 2 mesi
4° 2 mesi 10 settimane 3 mesi
dal 5° al 9° 3 mesi da 11 a 15 settimane 3 mesi
10° 4 mesi 16 settimane 3 mesi
dall’11° al 14° 4 mesi da 17 a 20 settimane 4 mesi
15° 5 mesi 21 settimane 4 mesi
dal 16° al 19° 5 mesi da 22 a 25 settimane 5 mesi
20° 6 mesi 26 settimane 5 mesi
dal 21° al 25° 6 mesi da 27 a 31 settimane 6 mesi

Due valori non vengono dall’ente stesso. I tribunali bernesi pubblicano la loro scala solo fino al 19° anno di servizio; i sei mesi dal 20° anno figurano nella tabella dei tribunali zurighesi. E la tabella zurighese si ferma al 25° anno di servizio, con 31 settimane. Fino a lì cresce di una settimana all’anno.

In tutte e tre le scale si tratta del salario pieno, dal primo giorno di malattia e senza giorni di carenza. Secondo la SECO comprende anche tutte le altre componenti del salario che Lei avrebbe percepito senza la malattia, per esempio i supplementi. Se il salario è irregolare, si calcola la media di un periodo rappresentativo fino a un anno. E questo pagamento del salario previsto dalla legge non può essere escluso per contratto.

Dove le tabelle non coincidono

La differenza più netta è nel secondo anno di servizio. A Berna ha diritto a un mese, a Zurigo a otto settimane, a Basilea a due mesi. Chi nel secondo anno è malato per due mesi riceve tutto il salario a Basilea e solo la metà a Berna. Più avanti le curve si avvicinano e poi si allontanano di nuovo, perché Berna e Basilea salgono a gradini di un mese, mentre Zurigo aggiunge una settimana ogni anno. In settimane, lo scarto più grande è alla fine delle tabelle: nel 25° anno di servizio Zurigo concede 31 settimane, Berna e Basilea sei mesi, cioè circa 26 settimane.

Curve a gradini dal 1° al 25° anno: la scala zurighese sale di una settimana all’anno fino a 31 settimane, bernese e basilese a gradini di un mese fino a 6 mesi; 2° anno 1 mese, 8 settimane, 2 mesi; 10° anno 4 mesi, 16 settimane, 3 mesi
Salario pieno per anno di servizio nelle tre scale, mesi convertiti in settimane. Nostro grafico secondo i tribunali zurighesi, i tribunali bernesi e l’Ufficio dell’economia e del lavoro di Basilea Città.

A questo si aggiungono contraddizioni tra le fonti. La tabella dei tribunali zurighesi indica per la scala basilese quattro mesi già dal 9° anno di servizio, cinque dal 14° e sei dal 19°. Basilea stessa indica quattro mesi solo dall’11° anno, cinque dal 16° e sei dal 21°. La SECO concorda con Basilea fin dove arriva la sua tabella, cioè fino all’11° anno di servizio. E ch.ch scrive che la durata «aumenta ogni anno fino a quattro mesi», il che non corrisponde a nessuna delle tre tabelle.

Alla fine fa stato il tribunale che giudicherebbe il Suo caso. Può fare causa davanti al giudice della sede dell’azienda o del luogo in cui svolge abitualmente il lavoro (articolo 34 del Codice di procedura civile). Se lavora a Basilea, si basi quindi sui dati di Basilea, non su quanto riporta un altro ente. Se il Suo contratto cita espressamente una determinata scala, vale quella, a condizione che non sia meno favorevole per Lei.

La tabella Le dice quanto salario Le spetta. Quanto in fretta si esaurisce questa riserva dipende da come si conta l’anno di servizio.

Come si conta l’anno di servizio?

Dalla data di entrata in servizio, non secondo l’anno civile, e a ogni nuovo anno di servizio il diritto riparte da zero. Nello stesso anno di servizio tutte le malattie si sommano. Chi è malato due settimane in primavera e sei settimane in autunno ha consumato otto settimane, anche se si trattava di due malattie diverse.

Il promemoria basilese fa un esempio di calcolo. Il quarto anno di servizio di un dipendente inizia il 1° gennaio 2022; secondo la scala basilese gli spettano tre mesi. È malato in aprile e poi di nuovo da ottobre a febbraio. Vengono pagati aprile, ottobre e novembre. Dicembre non più, perché i tre mesi sarebbero superati. Gennaio e febbraio invece sì, perché il 1° gennaio 2023 inizia un nuovo anno di servizio e il diritto nasce di nuovo.

Per Lei questo significa due cose. Primo, conviene annotare i giorni di malattia con la data, per sapere quanto resta dell’anno. Secondo, il passaggio al nuovo anno di servizio può valere molti soldi: chi si ammala poco prima dell’anniversario della sua entrata in servizio ottiene poi un nuovo diritto, spesso più lungo. Una volta esaurito il diritto, il datore di lavoro non deve più alcun salario fino al prossimo anno di servizio. È proprio per coprire questo vuoto che la maggior parte dei datori di lavoro stipula un’assicurazione.

Indennità giornaliera per malattia: 80 per cento, ma fino a due anni

Secondo ch.ch, la maggior parte dei datori di lavoro ha un’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia. In quel caso non vale la scala, ma la polizza, a condizione che sia almeno equivalente. Equivalente è, secondo la SECO, un’indennità giornaliera pari all’80 per cento del salario per 720 giorni. La maggior parte delle polizze paga 720 o 730 giorni nell’arco di 900 giorni. In cambio il datore di lavoro deve pagare almeno la metà del premio, e il contratto può prevedere alcuni giorni di carenza, cioè giorni senza alcun salario. Secondo la SECO sono da uno a tre a seconda del tribunale, e lo stesso indicano i tribunali bernesi.

Che cosa convenga di più a Lei dipende dalla durata della malattia. Un esempio di calcolo, semplificato a 365 giorni civili: guadagna 6000 franchi al mese, è al terzo anno di servizio a Berna ed è malato per un anno intero. Con la scala bernese riceve due mensilità, cioè 12 000 franchi, poi più nulla. Con un’assicurazione d’indennità giornaliera all’80 per cento e due giorni di carenza, nello stesso anno sono circa 57 300 franchi, e l’indennità continua nel secondo anno. Per un’influenza di una settimana è il contrario: i giorni di carenza e il 20 per cento mancante Le costano denaro. Secondo la SECO l’equivalenza si valuta comunque in modo generale, non in base a quanto convenga a Lei nel singolo caso.

Al netto la differenza è più piccola di quanto sembri. Dalle indennità giornaliere non vengono dedotti contributi AVS, AI e IPG, scrive la SECO. Il promemoria basilese cita inoltre l’assicurazione contro la disoccupazione, l’assicurazione contro gli infortuni e il premio dell’indennità giornaliera stesso; si possono ancora dedurre solo i contributi alla cassa pensioni.

Nella pratica due punti sono controversi. Il primo è il periodo di attesa, cioè il tempo prima che l’assicurazione inizi a pagare. Spesso in questo periodo paga il datore di lavoro. Se debba allora il salario pieno o solo l’80 per cento è controverso, secondo il promemoria basilese. Il tribunale del lavoro di Basilea Città, nella sua giurisprudenza più recente, esige il salario pieno, salvo diverso accordo scritto. Il secondo punto è l’informazione. L’assicurazione non è tenuta a mostrarLe le sue condizioni, perché Lei non è parte del contratto. Il datore di lavoro invece sì, e se necessario Lei può far valere questo diritto in giudizio. Conviene chiedere per scritto, prima di averne bisogno:

Gentile signora [Cognome],

secondo il mio contratto di lavoro dispongo di un’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia. La prego di inviarmi la polizza e le condizioni generali d’assicurazione, così da conoscere le prestazioni, i giorni di carenza e il periodo di attesa. La prego inoltre di comunicarmi se durante il periodo di attesa l’azienda versa il salario pieno o l’80 per cento.

Cordiali saluti [Nome e cognome]

Una polizza però vale solo quanto le sue condizioni. Che cosa succede quando contengono una lacuna lo mostra un caso zurighese.

Quando l’assicurazione non paga

Allora spesso deve intervenire il datore di lavoro. Un uomo aveva iniziato il 23 maggio 2022 un impiego a tempo pieno presso un’impresa dell’edilizia principale. Il 9 agosto si ammalò, ancora durante il periodo di prova, e una settimana dopo l’impresa lo licenziò per il 23 agosto. L’assicurazione d’indennità giornaliera non pagò nulla: le sue condizioni escludevano la copertura successiva se il rapporto di lavoro termina durante il periodo di prova. Il contratto nazionale mantello (CNM) dell’edilizia principale esige però un’assicurazione dal primo giorno di lavoro.

Il Tribunale superiore del Cantone di Zurigo ha confermato nel maggio 2025, con una sentenza redatta in tedesco, la decisione del tribunale del lavoro: l’impresa deve versargli 29 899,80 franchi di risarcimento per le indennità perse. La regola alla base: se un datore di lavoro non La assicura come dovrebbe, per esempio con lacune, riserve o senza annunciarLa all’assicurazione, deve metterLa nella situazione in cui si troverebbe se l’assicurazione fosse stata stipulata correttamente. Il tribunale ha anche precisato che in linea di principio Lei deve prima agire direttamente contro l’assicurazione, se lo si può ragionevolmente pretendere, perché la polizza Le dà un diritto diretto alle prestazioni. Qui non lo si poteva pretendere: una causa costosa contro l’assicurazione aveva un esito incerto, e l’uomo era malato e in una situazione finanziaria fragile.

Se la Sua assicurazione rifiuta di pagare, chieda la motivazione per scritto e la faccia esaminare da un sindacato, da un servizio di consulenza giuridica o dall’autorità di conciliazione. Nelle controversie di diritto del lavoro fino a un valore di 30 000 franchi non ci sono spese processuali (articoli 113 e 114 del Codice di procedura civile). Le spese d’avvocato non sono comprese, e chi perde in tribunale può dover indennizzare la controparte. Molti rifiuti però non dipendono da una lacuna nella polizza: l’assicurazione dubita che Lei sia davvero incapace al lavoro. Allora conta il certificato medico.

Da quando serve il certificato medico?

Dal giorno indicato dal Suo contratto o dal datore di lavoro, nel dubbio già dal primo. La legge non fissa alcun giorno. Secondo la SECO, il datore di lavoro può in linea di principio esigere un certificato dal primo giorno di malattia, ma molti contratti lo chiedono solo dal terzo o dal quarto giorno. Deve però avvisare subito, e se non può farlo personalmente, chieda a qualcuno di farlo per Lei.

Sezione Notifica della pagina dei tribunali bernesi, in tedesco: avvisare subito il datore di lavoro, certificato medico usuale dal terzo giorno di malattia ma esigibile dal primo, il medico di fiducia informa solo sulla capacità lavorativa
La pagina dei tribunali bernesi, in tedesco, su come notificare la malattia e sul certificato medico. Fonte: zsg.justice.be.ch, consultata il 19 ottobre 2026.

Anche il contenuto del certificato è regolato, sebbene non dalla legge. Deve indicare se Lei è incapace al lavoro in tutto o in parte e, in caso di incapacità parziale, in che misura, per esempio quante ore al giorno sono esigibili. Secondo la SECO non deve contenere una diagnosi. Se la malattia si prolunga, presenti spontaneamente e regolarmente nuovi certificati. Il datore di lavoro che Le paga il salario e l’assicurazione d’indennità giornaliera possono mandarLa da un medico di fiducia, a loro spese. Questo medico comunica solo se e in che misura può lavorare, non di che cosa soffre.

Un certificato medico è un indizio forte, ma non un lasciapassare. Il Tribunale federale lo ha chiarito nell’aprile 2026 nella sentenza 4A_42/2026, redatta in tedesco. Il gerente dipendente di una Sagl, che ne era anche l’unico socio con diritto di firma, era malato dal 18 aprile 2022. L’assicurazione d’indennità giornaliera pagò per intero fino all’inizio di gennaio 2023, poi per tre settimane al 30 per cento e in seguito più nulla, basandosi sulla perizia di una psichiatra. L’uomo chiese in giudizio altri 76 490,62 franchi per il periodo fino ad aprile 2024 e presentò attestati del suo medico di famiglia. Senza successo. Gli attestati non contenevano reperti medici, il medico di famiglia non era psichiatra e gli scritti dei medici curanti si contraddicevano.

Il Tribunale federale ricorda che i certificati medici in linea di principio provano solo che il medico ha rilasciato quella dichiarazione. In un primo momento si può presumere che sia corretta, anche perché un certificato falso è punibile. Il valore probatorio diminuisce però se il medico non L’ha visitato e ha solo ripreso il Suo racconto, se la diagnosi è stata fatta al telefono o se durante l’assenza per malattia Lei si comporta in modo contraddittorio. Nel dubbio, secondo la sentenza, i medici di famiglia tendono talvolta a esprimersi a favore dei loro pazienti, e i tribunali possono tenerne conto. Durante un’assenza per malattia non svolga nemmeno un’attività accessoria: secondo ch.ch, altrimenti l’assicurazione sporge denuncia e chiede la restituzione delle indennità.

In caso di malattia lunga, quindi, si rivolga a un medico specialista, si faccia visitare e chieda un certificato motivato. Un breve certificato del medico di famiglia basta per un’influenza, ma spesso non più quando l’incapacità al lavoro dura mesi.

Quando la malattia dura a lungo

Allora corrono diversi termini contemporaneamente, e nessuno La aspetta. Prima o poi la scala si esaurisce, e l’indennità giornaliera finisce dopo 720 o 730 giorni. La cassa pensioni, secondo la SECO, di solito La esonera dai contributi dopo qualche mese di malattia.

Si annunci presto all’assicurazione per l’invalidità (AI). Per il cosiddetto rilevamento tempestivo può comunicare il Suo caso Lei stesso all’ufficio AI, e possono farlo anche i familiari che vivono con Lei, il datore di lavoro, il Suo medico o l’assicurazione d’indennità giornaliera (articolo 3b LAI). Lo scopo è evitare un’invalidità, possibilmente in modo che Lei conservi il Suo posto o ne trovi un altro. Per una rendita serve inoltre la vera e propria richiesta di prestazioni all’AI. Il diritto alla rendita nasce al più presto sei mesi dopo (articolo 29 LAI) e solo dopo un anno durante il quale Lei è stato in media incapace al lavoro almeno al 40 per cento. Chi aspetta troppo a presentare la richiesta perde mesi.

La malattia La protegge dal licenziamento solo per un certo tempo. Dopo il periodo di prova vale un periodo di protezione di 30 giorni nel primo anno di servizio, 90 giorni dal secondo al quinto e 180 giorni dal sesto, scrive ch.ch. Una disdetta data in questo periodo è nulla. Dopo, l’azienda può licenziarLa; se la disdetta arriva proprio a causa della Sua malattia, come difendersi lo spieghiamo nel nostro articolo sul licenziamento abusivo. Se l’impiego finisce mentre Lei è malato, sono le condizioni d’assicurazione a stabilire se l’indennità giornaliera continua. Il caso zurighese mostra quanto ne può dipendere.

Nel certificato di lavoro, del resto, una malattia va menzionata solo se ha influito in modo rilevante sulle Sue prestazioni o sul Suo comportamento, o se ha messo in dubbio la Sua idoneità al posto. Nella sentenza 4A_187/2010, anch’essa in tedesco, il Tribunale federale ha ritenuto corretta la menzione per un uomo che non aveva potuto lavorare per oltre un anno e per il quale, al momento dell’uscita, non si sapeva se sarebbe mai tornato. Come leggere il resto di un certificato di lavoro lo spieghiamo nel nostro articolo sul certificato di lavoro.

Prima di firmare il prossimo contratto

Il pagamento del salario in caso di malattia non si decide quando si ammala, ma quando firma. Cerchi tre cose nel contratto: se cita un’assicurazione d’indennità giornaliera, quanti giorni di carenza prevede e chi paga il premio. Se l’assicurazione manca, vale la scala del Suo Cantone, e allora conviene guardare la tabella più sopra, soprattutto per i primi anni di servizio. Se il contratto rimanda a un CCL, legga il suo articolo sulla malattia: prevale.

E se in questo momento è malato: avvisi subito, procuri il certificato in tempo, annoti ogni giorno di malattia con la data e chieda per scritto le condizioni d’assicurazione. Se l’assenza dura più di qualche settimana, si annunci anche all’AI. Chi fa questi passi presto dovrà dimostrare meno in seguito.

Domande frequenti

Ho diritto al salario se mio figlio è malato?
Sì, per il tempo necessario ad assisterlo. Se Suo figlio, il Suo coniuge o il Suo partner registrato ha problemi di salute, la legge Le concede un congedo pagato di al massimo tre giorni per evento e dieci giorni per anno di servizio. Secondo la SECO, per l’assistenza ai figli il limite di dieci giorni non vale. Se un figlio è gravemente malato, esiste inoltre un congedo di assistenza di al massimo 14 settimane, pagato con indennità giornaliere.
Chi paga il salario in caso di infortunio?
Per gli infortuni esiste un’assicurazione obbligatoria a parte, quindi le scale per la malattia non valgono. Dal terzo giorno dopo l’infortunio questa assicurazione versa un’indennità giornaliera pari all’80 per cento del salario; per i giorni precedenti il datore di lavoro deve almeno l’80 per cento. Chi lavora meno di otto ore alla settimana è assicurato solo al lavoro e sul tragitto casa-lavoro, non nel tempo libero.
Con il salario orario o il lavoro temporaneo ho diritto al salario in caso di malattia?
Sì. Se il salario è irregolare, i tribunali calcolano la media di un periodo rappresentativo fino a un anno. Nel lavoro temporaneo conta la durata del rapporto di lavoro con l’agenzia, non quella della singola missione, e le missioni che si susseguono senza interruzione si sommano. Se l’agenzia è sottoposta al contratto collettivo per il settore del prestito di personale, Lei è assicurato obbligatoriamente per l’indennità giornaliera in caso di malattia.
Il datore di lavoro può licenziarmi mentre sono in malattia?
Dopo il periodo di prova non subito. A seconda dell’anno di servizio vale un periodo di protezione di 30, 90 o 180 giorni, durante il quale una disdetta del datore di lavoro è nulla. Se la disdetta è arrivata prima, il termine di disdetta resta sospeso durante il periodo di protezione. Nel periodo di prova questa protezione non esiste, e Lei stesso può dare la disdetta in qualsiasi momento.

Altri articoli

Tutti gli articoli