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Certificato di lavoro in Svizzera: formulazioni e correzione

In breve

Un certificato di lavoro svizzero deve essere veritiero e formulato in modo benevolo, e quando le due cose si scontrano prevale la verità. I codici segreti non sono ammessi, le gradazioni come «molto buono» e «buono» invece sì, e i tribunali le leggono proprio così. Se una frase non è corretta, chieda per iscritto una modifica con una Sua proposta di testo e, se serve, si rivolga all’autorità di conciliazione: fino a un valore litigioso di 30’000 franchi non ci sono spese processuali.

Certificato completo o conferma di lavoro: che cosa Le spetta

Lei ha diritto a un certificato in qualsiasi momento, anche a metà del rapporto di lavoro e anche dopo poche settimane. Lo prevede l’articolo 330a del Codice delle obbligazioni, che nel testo di legge lo chiama «attestato». La norma è imperativa: un contratto non può limitarla a Suo svantaggio.

La legge prevede due forme. Il certificato completo (detto anche qualificato) indica la natura e la durata del rapporto di lavoro e valuta le Sue prestazioni e la Sua condotta. La conferma di lavoro dice soltanto che cosa ha fatto e per quanto tempo, senza alcuna valutazione. Secondo i tribunali zurighesi (pagina in tedesco), una conferma di lavoro non può nemmeno accennare al motivo della disdetta. Sceglie Lei quale forma vuole, e può anche chiederle entrambe.

La scelta spetta a Lei, non all’azienda. Lo mostra un caso deciso dal Tribunale federale nel 2003 (DTF 129 III 177, in tedesco). Nel suo terzo mese di lavoro, un dipendente aveva scritto due lettere a una licenziante americana della sua azienda, descrivendo l’azienda come disorganizzata e vicina al fallimento. L’azienda lo licenziò in tronco. Il tribunale cantonale gli riconobbe solo una conferma di lavoro, perché le parti non si erano accordate sul contenuto di un certificato. Il Tribunale federale non fu d'accordo: aveva diritto a un certificato completo, e questo deve pronunciarsi sulle prestazioni e sulla condotta, non solo su una delle due. Un certificato che ne tralascia una è incompleto.

Ora è chiaro che cosa Le spetta. Come debba essere scritto lo stabiliscono due principi che contano in quasi ogni controversia.

Veritiero prima che benevolo: le due regole dietro ogni frase

La parola «benevolo» nella legge non c’è. Entrambe le regole vengono dalla giurisprudenza, e il Tribunale federale ne ha descritto il rapporto nella DTF 136 III 510 (in tedesco): il certificato deve favorire il Suo avanzamento professionale e quindi essere formulato con benevolenza. Allo stesso tempo deve dare a un futuro datore di lavoro un quadro il più fedele possibile, e quindi essere veritiero e completo. I fatti negativi possono e devono comparire, se sono rilevanti per il quadro d’insieme.

La benevolenza decide dunque il tono, non il contenuto. L’Ufficio del personale del Cantone di Berna lo riassume in una frase nella sua guida ai certificati di lavoro (in tedesco): i collaboratori hanno diritto a un certificato veritiero, non a un certificato buono. Al contrario, un passo falso isolato, che non è tipico di Lei, può restare fuori anche se è vero. Berna porta l’esempio di una contabile che dopo molte ore straordinarie a volte arriva in ritardo: nel certificato non deve comparire. Diverso il caso del macchinista il cui ritardo fa ritardare i treni.

Il confine si vede meglio con la malattia. Nel caso alla base della DTF 136 III 510, il segretario regionale di un sindacato non poteva più lavorare per malattia da quasi un anno e mezzo quando il rapporto di lavoro finì, e nessuno sapeva se avrebbe mai potuto riprendere quel posto. Il certificato doveva quindi indicare che per motivi di salute non era più in grado di svolgere la sua funzione. Una malattia guarita, che non ha pesato su prestazioni e condotta, invece non va menzionata, precisa il tribunale nella stessa sentenza. Una diagnosi l’azienda non può mai indicarla, scrive il Cantone di Berna; i normali giorni di malattia, anche qualche settimana all’anno, fanno parte del rischio del datore di lavoro.

Resta la domanda: quanto è buono «buono»? Qui aiuta guardare come i datori di lavoro costruiscono i propri certificati.

Che cosa segnalano le formulazioni più comuni

I certificati svizzeri danno i voti con parole comuni, e la gradazione sta negli aggettivi e negli avverbi rafforzativi. Un sistema ufficiale di voti non esiste, la legge non prevede alcuna scala. Come si presentano i gradi nella pratica lo mostra il Cantone di Zurigo nel suo ruolo di datore di lavoro. Il suo modulo di richiesta del certificato (in tedesco) fa scegliere ai superiori una valutazione complessiva su cinque gradi (eccellente, molto buono, buono, sufficiente, insufficiente) e propone poi frasi già pronte, ogni volta dalla più forte alla più debole.

Modulo del Cantone di Zurigo, in tedesco: le frasi sulle prestazioni vanno da eccellente, oltre ogni aspettativa, a molto buona e buona, fino ad aspettative non soddisfatte né per qualità né per quantità
Le frasi sulle prestazioni nel modulo di richiesta del certificato del Cantone di Zurigo (in tedesco), dalla più forte alla più debole. Fonte: zh.ch, consultato il 17 ottobre 2026.

Leggendo le frasi dall’alto in basso si vede il principio: «supera di gran lunga», «supera», «soddisfa le nostre elevate aspettative», «soddisfa in parte». Lo stesso schema attraversa tutto il modulo, per il rispetto delle scadenze per esempio da «rispetta sempre le scadenze, anche sotto forte pressione» a «fatica a rispettare le scadenze fissate». Accanto c’è una frase che conta anche per Lei: «Tutte le affermazioni sono prive di codici e non vanno interpretate.»

Dai documenti dei Cantoni di Berna, Soletta (in tedesco) e Zurigo e dalla giurisprudenza si ricavano alcuni segnali. Sono prassi, non legge, e le formulazioni sono tradotte dal tedesco:

Formulazione Che cosa segnala Dove si trova
«prestazioni molto buone», «una prestazione molto buona, che supera le nostre aspettative» Prestazione molto buona Soletta, modulo di Zurigo
«una buona prestazione», «soddisfa le nostre elevate aspettative» Buona, un gradino sotto Soletta, modulo di Zurigo
«di regola», «per lo più», «non sempre», «nel complesso» Una debolezza, detta con garbo Berna, Soletta, Zurigo
«si è sforzata», «ha fatto il possibile», «secondo le sue capacità» Troppo vago, non ammesso nel Cantone di Berna Guida di Berna

Il peso di una singola parola è maggiore di quanto molti pensino. Nel 2007 il Tribunale federale ha deciso che un dipendente che non riesce a dimostrare prestazioni sopra la media non ha diritto alla formula «à notre entière satisfaction», cioè «con nostra piena soddisfazione» (sentenza 4A_117/2007). L’azienda aveva scritto solo «satisfaction», e così rimase. E secondo l’associazione padronale Swissmem (in tedesco), il Tribunale del lavoro di Lucerna ha stabilito che un dipendente con frequenti conflitti non può pretendere «molto apprezzato»: «apprezzato» basta.

Il che porta alla domanda che spunta in ogni ricerca sulle formulazioni dei certificati: e i codici segreti?

Esistono codici segreti nel certificato di lavoro?

No, non come sistema ammesso. In rete circolano elenchi che attribuiscono un significato nascosto a frasi innocue. In Germania la legge vieta espressamente i certificati in codice: secondo il § 109 dell’ordinamento tedesco sulle attività economiche (Gewerbeordnung), un certificato non può contenere formulazioni che vogliono dire altro rispetto a quanto risulta dal testo. In Svizzera questa norma non vale, e le scale di voti tedesche non si possono trasferire così come sono.

In Svizzera lo stesso divieto discende dal principio della buona fede. Il Tribunale federale lo scrive nella sentenza 4A_117/2007: la formulazione la sceglie l’azienda, ma non può usare termini denigratori, poco chiari o ambigui. Il sindacato Unia lo dice nella sua guida: il testo non può essere codificato, cioè non può contenere formulazioni che nascondono valutazioni negative. Il Cantone di Soletta l’ha scritto nel proprio contratto collettivo di lavoro: i certificati sono rilasciati senza codici e indicati come tali. Il suo certificato modello porta infatti la dicitura «I nostri certificati sono privi di codici e trasparenti».

Una forma di codice è però insidiosa, perché non si legge, si nota soltanto: l’omissione. Se manca una frase sul comportamento con la clientela, anche se Lei aveva a che fare con clienti ogni giorno, il silenzio può essere letto come un messaggio. Il Cantone di Berna definisce espressamente questo «silenzio qualificato» una codifica non ammessa. Per questo esamini il Suo certificato non solo per ciò che c’è scritto, ma anche per ciò che manca.

Se non ci sono codici ma solo gradazioni, ogni gradino conta. Una sentenza zurighese del marzo 2026 mostra con quanta attenzione guardano i tribunali.

Il certificato intermedio vincola l’azienda

Un’azienda non può semplicemente peggiorare nel certificato finale un buon certificato intermedio. Il Tribunale del lavoro di Zurigo lo ha esaminato nella sentenza AH250141 del 24 marzo 2026 (in tedesco). Un’assistente della direzione lavorava dal 2020 per un’azienda di Zurigo, e nel novembre 2024 ricevette la disdetta. Nel gennaio 2025 ottenne un ottimo certificato intermedio. L’ultimo giorno di lavoro, a febbraio, mandò a colleghe e colleghi un’e-mail di commiato in cui parlava dell’azienda con sarcasmo. Il certificato finale del maggio 2025 risultò poi sensibilmente più debole.

Il tribunale ha stabilito che un certificato intermedio vincola l’azienda come un certificato finale. Può essere peggiorato solo se nel frattempo è successo qualcosa di così grave da giustificare una valutazione nettamente peggiore, e questo deve provarlo l’azienda.

Quattro passaggi del caso zurighese nel certificato intermedio, nel finale e nella sentenza: prestazioni e servizio clienti tornano molto buoni, la frase sull’e-mail di commiato è tolta, quella sui rischi resta stralciata
Quattro passaggi del caso zurighese: che cosa diceva il certificato intermedio, che cosa ne fece l’azienda nel certificato finale e che cosa decise il tribunale.

Il risultato fu un pareggio con una lezione chiara. Una sola e-mail non dice nulla sulla qualità di anni di lavoro, quindi i «risultati molto buoni» tornarono. Dove l’azienda aveva scritto che prendeva «sul serio» le richieste dei clienti, tornò il «molto sul serio»: il tribunale lesse espressamente la modifica come il segnale che la prestazione sarebbe stata solo «buona» invece che «molto buona». La frase sul messaggio di commiato fu tolta del tutto, perché citare con risalto un episodio isolato, che non aveva causato danni all’azienda, le avrebbe ostacolato il futuro professionale in modo sproporzionato. In parte però l’azienda ebbe ragione: chi manda una mail del genere non ha valutato con cura le conseguenze delle proprie azioni, quindi la frase su questo punto restò stralciata. E chi deride l’ambiente di lavoro e i superiori in una mail a tutti non deve più leggere di aver tenuto conto «delle esigenze altrui».

Per Lei questo significa che un certificato intermedio non serve solo per le candidature. È anche una garanzia per il futuro, soprattutto prima che cambi il Suo superiore, e il Cantone di Berna lo raccomanda espressamente proprio in quel momento. Ed è la base migliore quando chiede una correzione.

Come chiedere la correzione del certificato?

Prima per iscritto, e con una Sua proposta di testo. I tribunali zurighesi consigliano di riflettere bene su quali frasi vadano cambiate e di scrivere una propria proposta già nel confronto con il datore di lavoro. Davanti al giudice si chiede comunque un testo preciso, come fece la lavoratrice nel caso zurighese.

Rilegga il certificato frase per frase. Date, funzione, grado d’occupazione e compiti principali sono giusti? Si pronuncia sulle prestazioni e sulla condotta? Manca un ambito che faceva parte del Suo lavoro? È peggiore del Suo certificato intermedio o degli ultimi colloqui di valutazione? Il Cantone di Berna chiede ai propri superiori che la valutazione nel certificato corrisponda alle qualifiche degli anni precedenti. E infine: è firmato da un superiore e datato?

Poi si rivolga all’azienda, magari prima a voce e poi per iscritto. Basta un testo breve e sobrio:

Gentile signora [Cognome],

La ringrazio per il mio certificato di lavoro del [data]. Le chiedo di modificare due punti.

Al terzo capoverso si legge: «Ha fornito una buona prestazione.» Nel mio certificato intermedio del [data] e nel colloquio di valutazione del [data] la mia prestazione è stata giudicata molto buona, e da allora non è cambiato nulla. Propongo: «Ha fornito una prestazione molto buona, che ha superato le nostre aspettative.»

Manca inoltre un’indicazione sul mio comportamento con la clientela, sebbene l’assistenza ai clienti fosse uno dei miei compiti principali. Propongo: [la Sua frase].

La prego di inviarmi il certificato modificato e firmato, con la data originale, entro il [data, circa due settimane dopo].

Cordiali saluti [Nome e cognome]

Alleghi copie dei documenti su cui si basa e conservi gli originali. Chieda anche di mantenere la data originale. Nel caso zurighese la lavoratrice chiese proprio questo, l’azienda non lo contestò e il tribunale lo dispose.

Se l’azienda dice di no o non risponde, resta la via delle autorità. Prima di intraprenderla conviene chiedersi con onestà chi deve provare che cosa.

Quando conviene fare causa

Una causa conviene se il certificato è dimostrabilmente sbagliato o peggiore di quanto Lei può documentare. Un tribunale modifica un certificato solo se è oggettivamente inesatto o se l’azienda ha oltrepassato il proprio margine di apprezzamento. Dei Suoi gusti nella scelta delle parole non si occupa.

Decisivo è l’onere della prova, e il Tribunale del lavoro di Zurigo lo ha ripartito con chiarezza nella sentenza del 2026. Se il certificato contiene una valutazione sotto la media, deve essere l’azienda a provare che è giusta. Se Lei vuole una valutazione sopra la media, deve documentare i fatti che la giustificano. Se nessuna delle due parti riesce a provare la propria versione, nella prassi i tribunali zurighesi riconoscono un certificato «normalmente decoroso», nella media. Chi ha un «buono» e vuole un «molto buono» ha quindi bisogno di prove: valutazioni precedenti, accordi sugli obiettivi, bonus, un certificato intermedio.

Cinque tappe: verificare il certificato, chiedere la modifica per iscritto, conciliazione senza spese processuali fino a 30’000 franchi, autorizzazione ad agire valida tre mesi, causa in procedura semplificata; prescrizione dopo dieci anni
La via per la correzione in un rapporto di lavoro privato, con termini e costi secondo il Codice di diritto processuale civile e la prassi zurighese.

La procedura in sé costa poco. Prima di ogni causa c’è un tentativo di conciliazione (articolo 197 del Codice di diritto processuale civile), davanti all’autorità di conciliazione della sede dell’azienda o del luogo in cui Lei ha lavorato. Nella città di Zurigo è il Friedensrichteramt, l’ufficio del giudice di pace. L’udienza deve tenersi entro due mesi. Nelle controversie di lavoro fino a un valore litigioso di 30’000 franchi non ci sono spese processuali, né nella conciliazione né davanti al giudice (articoli 113 e 114 CPC). Secondo la prassi zurighese una lite sul certificato resta quasi sempre ben al di sotto: il Tribunale del lavoro di Zurigo fissa di norma il valore litigioso a mezza mensilità, che nel caso del 2026 erano 3’833.60 franchi.

Gratuito però non vuol dire senza rischi. Se va in tribunale con un’avvocata o un avvocato, il giudice ripartisce le spese legali secondo l’esito (articolo 106 CPC). Chi perde su tutta la linea può quindi dover indennizzare la controparte. Nel caso zurighese ciascuna parte ottenne ragione per circa la metà, e ciascuna si fece carico delle proprie spese. Nella procedura di conciliazione non si assegnano ripetibili, cioè indennizzi per le spese d’avvocato della controparte.

Se non si arriva a un accordo, riceve un’autorizzazione ad agire, valida tre mesi (articolo 209 CPC). Per il diritto al certificato in sé ha molto tempo: secondo il Tribunale federale (sentenza 4A_295/2020) si prescrive solo dieci anni dopo la fine del rapporto di lavoro. Swissmem (in tedesco) avverte però che un ritardo voluto può essere considerato un abuso di diritto e farLe perdere il diritto. In pratica conviene comunque muoversi presto, finché tutti si ricordano del Suo lavoro.

Esiste anche una via d’uscita senza tribunale. Secondo la DTF 129 III 177, al posto della correzione può chiedere una conferma di lavoro che indichi solo natura e durata. Questo chiude la lite, ma Le toglie qualsiasi valutazione. Per un impiego breve in un curriculum lungo può bastare, per il Suo impiego più importante degli ultimi anni difficilmente. Chi è iscritto a un sindacato può farsi consigliare prima: Unia, per esempio, offre questa consulenza nei suoi segretariati.

Prima di candidarsi

Prima che il Suo certificato finisca nella prossima candidatura, lo metta accanto al certificato intermedio e agli appunti degli ultimi colloqui di valutazione e segni ogni passaggio che suona più debole o che manca. Ciò che non è corretto lo faccia cambiare adesso. Finché l’azienda può correggere la frase da sola, una lettera è la via più rapida.

Nel nuovo impiego chieda un certificato intermedio appena cambia qualcosa, per esempio il Suo superiore, e finché le cose vanno bene. Non costa nulla e in caso di lite è una prova solida. Se in questo momento cerca un posto con un grado d’occupazione ridotto, trova le offerte attuali nella nostra panoramica dei lavori a tempo parziale.

Domande frequenti

Il datore di lavoro deve ringraziarmi nel certificato di lavoro?
No. Ai ringraziamenti e agli auguri per il futuro non ha un diritto che si possa far valere in giudizio: lo ha stabilito il Tribunale del lavoro di Zurigo nel 2026, richiamando il Tribunale federale. Molti datori di lavoro scrivono comunque una frase di chiusura, e il Cantone di Berna nella sua guida la definisce auspicabile. Se manca, vale la pena chiederla con cortesia, non fare causa.
In che lingua deve essere scritto il certificato di lavoro?
Nella lingua in uso nel luogo di lavoro. Se lavora in una lingua diversa da quella del posto, per esempio in inglese a Ginevra, secondo il Tribunale federale ha diritto a una versione in entrambe le lingue. Deve però chiederla, altrimenti resta la lingua in cui l’azienda ha rilasciato il certificato.
Il certificato di lavoro funziona allo stesso modo per chi lavora per la Confederazione o per il Cantone?
Per la Confederazione sì. La legge sul personale federale non disciplina il certificato, perciò si applica per analogia l’articolo 330a CO, con le stesse regole del settore privato. In caso di lite la via è però diversa: chiede una decisione impugnabile e la contesta con un ricorso al Tribunale amministrativo federale. Cantoni e Comuni hanno un proprio diritto del personale, e lì è il servizio del personale a indicarLe la via legale.
Entro quanto tempo il datore di lavoro deve rilasciare il certificato di lavoro?
La legge non fissa un termine. Il diritto diventa esigibile appena Lei chiede il certificato, e secondo l’associazione padronale Swissmem gli specialisti considerano adeguate circa due settimane per un certificato completo. Il Cantone di Berna rilascia di regola i certificati intermedi entro due o tre settimane e il certificato finale al più tardi l’ultimo giorno di lavoro.
Chi deve firmare il certificato di lavoro?
Una persona che Le è superiore nella gerarchia e che ha diritto di firma per l’azienda. Se nell’azienda vale la firma collettiva a due, servono due firme. La firma di qualcuno del Suo stesso livello indebolisce il certificato, avverte il Cantone di Berna nella sua guida.