Figlio malato e lavoro: congedo e salario in Svizzera

In breve
Se Suo figlio è malato, il datore di lavoro deve concederLe, su presentazione di un certificato medico, fino a tre giorni lavorativi di congedo per ogni malattia, e questo tutte le volte che Suo figlio si ammala. Dieci di questi giorni all’anno sono pagati in ogni caso; oltre, l’azienda paga a determinate condizioni, con le stesse regole che valgono per la Sua malattia. Se il figlio è gravemente malato, esiste un congedo di assistenza fino a 14 settimane con l’80 per cento del salario.
Molte risposte si fermano a «tre giorni». Per i genitori, però, la vera domanda arriva a febbraio, quando il terzo virus ha fatto il giro del nido: c’è un limite, e chi paga l’undicesimo giorno? Per rispondere abbiamo letto le leggi, le indicazioni della Segreteria di Stato dell’economia (SECO) e l’opuscolo informativo dell’AVS sul congedo di assistenza.
Tre giorni per evento: cosa garantisce la legge
Le assenze brevi sono regolate da due leggi. L’articolo 36 della legge sul lavoro (LL) obbliga il datore di lavoro a concederLe, «su presentazione di un certificato medico», un congedo per l’assistenza a un familiare con problemi di salute, «ma al massimo a tre giorni per evento». L’articolo 329h del Codice delle obbligazioni (CO) ne fa un congedo pagato. Entrambe le regole valgono dal 1° gennaio 2021.
Tre giorni sono un tetto massimo, non un diritto fisso. La legge limita il congedo alla «durata necessaria per l’assistenza». Se il secondo giorno Suo figlio può già tornare al nido, il congedo finisce dopo un giorno. Le indicazioni della SECO sull’articolo 36 LL precisano inoltre che si tratta al massimo di tre giorni lavorativi per evento, cioè per malattia o infortunio.
Non si può rinunciarvi per contratto. L’articolo 329h figura nell’elenco dell’articolo 362 CO, dal quale né il Suo contratto né un contratto collettivo di lavoro (CCL) possono derogare a Suo svantaggio. Una clausola come «le assenze per figli malati non sono pagate» è nulla in questa misura.
Fin qui tutto è chiaro. Meno chiara sembra la domanda che d’inverno conta di più.
Il limite vale per evento o per anno?
Per evento, per quanto riguarda il congedo. Per il salario garantito si aggiunge però un limite annuo di dieci giorni.
La legge sul lavoro lo dice all’articolo 36 capoverso 4: «Salvo che per i figli, il congedo di assistenza ammonta al massimo a dieci giorni all’anno.» Per una madre malata, un fratello o la Sua partner, dopo dieci giorni nell’anno il congedo è finito. Per i Suoi figli no: ogni nuova malattia Le dà di nuovo fino a tre giorni, anche la quinta dello stesso inverno. La SECO lo scrive espressamente nelle sue risposte sul diritto privato del lavoro.

Per il salario è diverso. L’articolo 329h CO limita il congedo pagato a tre giorni per evento e dieci giorni all’anno, e secondo le indicazioni della SECO questi limiti valgono per tutte le persone vicine con problemi di salute, «compresi i figli». La SECO conta i dieci giorni per anno di servizio, cioè a partire dalla data della Sua assunzione.
L’undicesimo giorno, però, non è per forza senza salario. All’assistenza dei figli malati si applica anche l’articolo 324a CO, che regola il salario in caso di impedimento al lavoro senza colpa del lavoratore. Per il salario, la SECO tratta il congedo per un figlio malato come la Sua malattia. E precisa che Lei può scegliere: prendere giorni secondo l’articolo 324a senza intaccare il contingente dell’articolo 329h, oppure aggiungere giorni secondo l’articolo 324a dopo i tre giorni dell’articolo 329h.

Che cosa sia un «evento», la legge non lo definisce meglio che con «malattia o infortunio». Un’influenza a novembre e una gastroenterite a dicembre sono chiaramente due eventi. Se la ricaduta dello stesso raffreddore dopo una settimana sia un nuovo evento, nessuna delle fonti che abbiamo letto lo dice. In caso di controversia decide il giudice.
Resta da capire chi paga questi giorni.
Chi paga il salario
Il datore di lavoro, di tasca propria. Un’assicurazione d’indennità giornaliera per malattia non interviene, perché a essere malato non è Lei. Lo sottolinea il servizio sociale dell’Ospedale pediatrico di Zurigo (Kinderspital Zürich) nella sua scheda informativa per i genitori, pubblicata in tedesco: in mancanza di una malattia propria, queste assenze non sono coperte da un’assicurazione collettiva d’indennità giornaliera.
Per i primi tre giorni per evento, fino a dieci all’anno, l’azienda paga secondo l’articolo 329h fin dal primo giorno di lavoro. L’articolo non prevede alcun periodo di attesa. Per tutto ciò che va oltre vale l’articolo 324a con le sue condizioni: il rapporto di lavoro deve essere durato o essere stato stipulato per più di tre mesi, e il diritto è limitato. Nel primo anno di servizio si tratta di tre settimane, poi di più, secondo la scala del Suo Cantone. Questi giorni escono dallo stesso credito dei Suoi giorni di malattia: secondo la SECO, «il credito annuale corrispondente non deve essere stato esaurito». Come sono fatte nel dettaglio la scala bernese, quella zurighese e quella basilese lo spieghiamo nel nostro articolo sul salario in caso di malattia.
Nella pratica questa seconda parte spesso non viene pagata. Dall’esperienza del suo servizio sociale, l’Ospedale pediatrico di Zurigo osserva che i datori di lavoro sono per lo più disposti a concedere i giorni liberi, ma senza continuare a pagare il salario. La legge la vede diversamente, ma Le chiede una cosa che molti trascurano.
Il Suo obbligo di cercare un’altra soluzione
L’azienda deve concederLe il congedo, ma Lei deve impegnarsi a trovare un’alternativa. Il portale federale ch.ch lo scrive subito dopo i tre giorni: occorre sempre cercare rapidamente soluzioni alternative, per esempio parenti o conoscenti. Quest’obbligo cade se la presenza di uno dei genitori è assolutamente necessaria, per esempio nel caso di un neonato gravemente malato.
Il peso di quest’obbligo cresce con la durata. Nei primi tre giorni conta poco, perché il congedo esiste proprio per questo: le indicazioni della SECO motivano il diritto con il fatto che chi lavora, con tempi stretti e un preavviso breve, fa fatica a organizzare l’assistenza. Dal quarto giorno le cose cambiano. Secondo la SECO, il salario secondo l’articolo 324a è dovuto solo «finché non si trova una soluzione alternativa adeguata». L’Ospedale pediatrico di Zurigo parla di un obbligo di ridurre il danno: Lei deve poter dimostrare di aver fatto il possibile.
Poterlo dimostrare significa annotare chi ha interpellato e perché non ha funzionato. La nonna abita a tre ore di treno, il vicino è malato a sua volta. Una possibilità che ch.ch cita è il servizio di custodia di bambini a domicilio della Croce Rossa Svizzera: una persona viene a casa Sua e si occupa dei bambini fino ai 12 anni, e alcune casse malati rimborsano i costi. Si informi presso la Sua cassa prima dell’inverno, non la mattina in cui il bambino è sul divano con la febbre.
Quando succede davvero, resta soprattutto una cosa da sistemare: il certificato.
Il certificato medico conta dal primo giorno
La legge lega il congedo a un certificato medico, fin dal primo giorno. L’articolo 36 LL concede il congedo «su presentazione di un certificato medico». Le indicazioni della SECO lo ripetono: l’effettiva necessità di cura e assistenza deve essere attestata con un certificato medico. Per la Sua malattia è spesso il contratto a stabilire da quale giorno deve portare un certificato. Per l’assistenza è la legge stessa a esigerlo, quindi anche per un solo giorno.
Nella pratica, chieda quindi subito al medico un’attestazione che Suo figlio è malato e ha bisogno di assistenza, anche se finora il Suo datore di lavoro non l’ha mai chiesta.
Avvisi il prima possibile, meglio per iscritto. Basta un breve messaggio:
Buongiorno signor [Cognome],
stanotte mio figlio ha avuto la febbre alta e non può andare al nido. Oggi resto a casa per assisterlo (art. 36 LL e art. 329h CO) e cerco un’altra soluzione per i prossimi giorni. Le farò avere il certificato medico. Domani mattina Le farò sapere come procede.
Cordiali saluti [Nome]
Le cose si complicano se non lavora tutti i giorni o se i genitori sono due.
Tempo parziale e due genitori che lavorano
Anche chi lavora a tempo parziale ha diritto a tre giorni per evento. Secondo la SECO contano i giorni lavorativi, cioè i giorni in cui Lei avrebbe lavorato. Ecco come lo leggiamo per il tempo parziale: se lavora dal lunedì al mercoledì e Suo figlio si ammala un mercoledì, i tre giorni possibili sono quel mercoledì e il lunedì e martedì seguenti, se la malattia dura tanto. Il Suo giovedì libero non è un giorno di congedo e non consuma nulla.
Due genitori che lavorano hanno ciascuno un proprio diritto nei confronti del proprio datore di lavoro. Come dividersi i giorni lo decidono i genitori. Le indicazioni della SECO stabiliscono in generale per l’articolo 36: quando le responsabilità familiari sono assunte insieme da più persone, ha diritto a un trattamento di riguardo chi si occupa dei figli, e come la famiglia si organizza «è irrilevante». Se un’influenza dura cinque giorni, Lei può prenderne tre e il Suo partner due. Quanti giorni servano in tutto, però, si misura sull’assistenza. Se l’altro genitore quel giorno è comunque libero, l’assistenza è garantita. Ne deduciamo che, di regola, per lo stesso giorno non ottengono il congedo entrambi i genitori, perché la legge copre solo il tempo necessario all’assistenza.
Per i genitori di figli fino a 15 anni l’articolo 36 contiene altre due regole utili d’inverno. Il lavoro straordinario, cioè il lavoro oltre la durata massima prevista dalla legge, può esserLe chiesto solo con il Suo consenso. E su Sua richiesta l’azienda deve concederLe una pausa di mezzogiorno di almeno un’ora e mezzo. La differenza tra ore supplementari e lavoro straordinario la spieghiamo nel nostro articolo sulle ore supplementari.
Quando tre giorni non bastano
Le serve allora una soluzione alternativa o il salario secondo l’articolo 324a. Una polmonite o una gamba rotta durano spesso più di tre giorni, senza che il bambino abbia «gravi» problemi di salute nel senso della legge. Per questa via di mezzo non esiste un congedo apposito.
Se resta a casa perché davvero non c’è nessun altro che possa occuparsi del bambino, riceve il salario finché il Suo credito secondo la scala basta e finché non trova un’alternativa ragionevole. La SECO pone un secondo limite: l’obbligo dura solo finché, per motivi medici, l’assistenza da parte dei genitori è necessaria. Se una malattia si prolunga, se lo faccia confermare nel certificato.
Se il diritto è esaurito o se è impiegato da meno di tre mesi, restano il congedo non pagato, le vacanze o la compensazione di ore supplementari. Su questo deve accordarsi con l’azienda. Una disdetta data perché Lei ha assistito Suo figlio malato sarebbe però rischiosa per l’azienda. L’articolo 336 CO definisce abusiva la disdetta data perché il destinatario fa valere in buona fede pretese derivanti dal rapporto di lavoro o adempie un obbligo legale non assunto volontariamente. Come difendersi e quali termini rispettare lo spieghiamo nel nostro articolo sul licenziamento abusivo.
Per il caso in cui il figlio sia davvero gravemente malato, dal 2021 esiste una soluzione a parte.
Figlio gravemente malato: 14 settimane di congedo di assistenza
I genitori di un figlio minorenne con gravi problemi di salute dovuti a malattia o infortunio hanno diritto a un congedo di assistenza di al massimo 14 settimane (articolo 329i CO). Non lo paga l’azienda, ma l’ordinamento delle indennità di perdita di guadagno (IPG), con un’indennità giornaliera secondo gli articoli da 16n a 16s della legge sulle indennità di perdita di guadagno (LIPG).
«Gravi» va inteso in senso stretto. Secondo la legge devono essere soddisfatte quattro condizioni insieme: lo stato di salute fisica o psichica del figlio ha subito un cambiamento radicale, il decorso è difficilmente prevedibile oppure va considerata l’eventualità di un danno permanente o del decesso, il figlio ha un bisogno particolarmente elevato di assistenza da parte dei genitori, e almeno un genitore deve interrompere l’attività lucrativa per assisterlo. L’opuscolo informativo 6.10 dell’AVS/AI cita esempi che non bastano: fratture ossee, diabete, polmonite. Un cancro è l’esempio che ch.ch fa per il congedo di assistenza.

Le 14 settimane corrispondono a 98 indennità giornaliere. Può prenderle in una sola volta, a settimane o in singoli giorni, entro un termine quadro di 18 mesi dalla prima indennità. Chi lavora a tempo pieno e prende cinque giorni di congedo riceve sette indennità, così che il fine settimana sia coperto. A tempo parziale, secondo l’opuscolo, il numero di giorni di congedo può essere fissato in proporzione al grado d’occupazione. Se entrambi i genitori lavorano, ciascuno ha diritto alla metà, cioè sette settimane, e i genitori possono concordare un’altra ripartizione. Se entrambi prendono congedo lo stesso giorno, ciascuno riceve un’indennità per quel giorno.
L’indennità ammonta all’80 per cento del reddito medio conseguito prima del congedo, al massimo 220 franchi al giorno. Il Consiglio federale ha lasciato invariato questo massimo anche per il 2027. L’opuscolo fa un esempio: con un salario mensile di 5250 franchi l’indennità è di 140 franchi al giorno, per tutti i 98 giorni quindi 13 720 franchi. Il massimo si raggiunge da 8250 franchi al mese, e l’indennità complessiva arriva allora al massimo a 21 560 franchi. Sull’indennità si deducono i contributi AVS, AI e IPG.
Secondo l’opuscolo, la richiesta si fa con il modulo 318.744, nel quale il medico attesta i problemi di salute del figlio. Se Lei è dipendente, è il datore di lavoro a presentare la richiesta alla cassa di compensazione competente, precisa l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS). Se il datore di lavoro continua a pagarLe il salario durante il congedo, l’indennità va a lui. Il diritto alle indennità che non ha fatto valere si estingue cinque anni dopo l’ultimo giorno di congedo (articolo 20 LIPG).
A questo si aggiungono tre regole di protezione. Dopo il periodo di prova l’azienda non può disdire il rapporto di lavoro finché sussiste il diritto al congedo, al massimo per sei mesi dall’inizio del termine quadro (articolo 336c CO); che cosa comporta concretamente questo periodo di protezione lo spiega il nostro articolo sui periodi di protezione. Le Sue vacanze non possono essere ridotte a causa del congedo (articolo 329b CO). E i tre giorni dell’articolo 329h non vanno persi: secondo le indicazioni della SECO, può prendere prima tre giorni per sistemare l’urgenza e poi il congedo lungo, se le condizioni sono soddisfatte.
Per ogni malattia o infortunio esiste un solo diritto. Secondo l’opuscolo, però, una ricaduta dopo un lungo periodo senza sintomi conta come nuovo evento.
Cosa dice il Suo CCL o il regolamento del personale
Un CCL può dare di più, mai di meno. Il CCL per il settore del prestito di personale, che copre il lavoro temporaneo, prevede all’articolo 15, dopo il periodo di prova, un’indennità per la «cura dei propri figli malati, o di quelli che vivono nella stessa economia domestica: 3 giorni al massimo per ogni caso di malattia». La limitazione al periodo successivo alla prova non toglie nulla a quanto prevede la legge: l’articolo 329h non prevede periodi di attesa e vale quindi anche durante il periodo di prova. Il CCNL per gli alberghi, i ristoranti e i caffè elenca all’articolo 20 i giorni di congedo retribuiti, dal matrimonio al trasloco, e il figlio malato non c’è. Lì vale semplicemente la legge.
Chi lavora per l’ente pubblico consulta il proprio diritto del personale. Secondo l’articolo 2 LL, la legge sul lavoro non si applica alle amministrazioni federali, cantonali e comunali. Un esempio: durante il congedo di assistenza per un figlio gravemente malato, la Confederazione versa ai suoi impiegati lo stipendio integrale invece dell’80 per cento, per al massimo 14 settimane (articolo 60c OPers). Non sottostanno alla legge sul lavoro nemmeno i lavoratori con un ufficio direttivo elevato (articolo 3 LL) e, secondo l’articolo 2, tra gli altri le economie domestiche private e le aziende agricole. Per loro vale comunque l’articolo 329h CO, con i suoi tre giorni per evento e dieci all’anno.
Prima della prossima febbre: cosa chiarire adesso
Il momento migliore per queste domande è una giornata tranquilla prima dell’inverno, non la mattina in cui il bambino scotta. Legga che cosa prevedono il contratto, il regolamento del personale o il CCL per i figli malati e da quando è richiesto un certificato. Chieda alla Sua cassa malati se paga un servizio di custodia a domicilio, e stabilisca con il partner, i nonni o i vicini chi può dare una mano in quale giorno della settimana. D’inverno annoti ogni giorno di assistenza con data e motivo: così saprà quando i dieci giorni pagati sono esauriti.
E se sta cercando un nuovo posto, al colloquio chieda come l’azienda gestisce le assenze per figli malati. La risposta dice molto su quanto un posto concili davvero lavoro e famiglia nella vita di tutti i giorni.
Domande frequenti
- Devo prendere giorni di vacanza se mio figlio è malato?
- No. I tre giorni per evento sono un congedo pagato a sé stante, non giorni di vacanza. Il datore di lavoro non può dedurli dai Suoi giorni di vacanza. Nemmeno il congedo di assistenza di 14 settimane riduce le Sue vacanze.
- Devo recuperare le ore perse per assistere mio figlio malato?
- No. La SECO annovera la cura di un parente prossimo tra i motivi per cui Lei può assentarsi dal lavoro senza dover recuperare le ore di assenza.
- Ho diritto a un congedo se mio figlio è ricoverato in ospedale?
- Sì, i tre giorni per evento valgono anche in questo caso, con il certificato medico della malattia o del ricovero come prova. Se il figlio è gravemente malato, si aggiunge il congedo di assistenza di 14 settimane. Per il resto, il servizio sociale dell’Ospedale pediatrico di Zurigo ricorda che durante il ricovero di Suo figlio Lei di principio deve lavorare, se è a Sua volta abile al lavoro.
- Il congedo vale anche per il figlio del partner o per un figlio in affidamento?
- Per il congedo di assistenza di 14 settimane sì, a determinate condizioni: i genitori affilianti hanno bisogno di un’autorizzazione dell’autorità, il patrigno o la matrigna deve vivere con il genitore che ha la custodia e l’altro genitore deve rinunciare del tutto al proprio diritto. Per i tre giorni la legge parla di familiari, senza nominare i figli del partner. Nel dubbio chieda. Alcuni CCL citano espressamente anche i figli che vivono nella stessa economia domestica, per esempio il CCL per il settore del prestito di personale.
- Cosa succede se mio figlio mi contagia?
- In quel caso è Lei a essere malato, e valgono le regole per la Sua malattia: salario secondo la scala del Suo Cantone o indennità giornaliera per malattia, a seconda del contratto. Quei giorni non contano più come assistenza al figlio. Comunichi il cambiamento al datore di lavoro e si faccia rilasciare un certificato medico a Suo nome.
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